Si può fare un'ipotesi che forse non sarebbe dispiaciuta a Chatwin. Abele è un pastore che vive in movimento e Caino un agricoltore stanziale. Ma Caino fonda la città, la prima città, dopo la condanna divina a vagare nel deserto. Fondatore è l'omicida o il redento che, nel deserto, ha espiato e ritrovato se stesso?
«Città» non indica forse una nuova forma di vita, non segnala una discontinuità rispetto alla condizione, e alla mentalità, dell'agricoltore stanziale? Caino, che ha conosciuto gli abissi dell'anima umana più completamente di Abele - Caino che ha infranto l'armonia tra l'uomo e la natura, scoprendo ciò che il felice Abele forse non sospettava: che l'uomo non è natura-, Caino che ha conosciuto gli spazi dell'agricoltore e quelli dell'allevatore, non avrà forse inventato lo spazio che non c'è, lo spazio umano, lo spazio della città? Dai nomadi ha preso il movimento corale di gruppi e persone, la capacità di vivere in una comunità solidale, e dall'agricoltura l'idea del territorio delimitato e protetto in cui vivere in modo umano, insieme a pastori e agricoltori. La città, dunque, come luogo di redenzione dove chi ha conosciuto il peggio dell'essere umano, cerca di immaginare la migliore forma di comunità.
(Gianni Ferracuti: La lotta politica)
Lo fantástico, se hace entonces portavoz de un discurso de denuncia social y política que se contrapone al discurso histórico oficial. Otra vez, el elemento fantástico supone un espacio “otro”, donde es posible un cuestionamiento de la realidad, un espacio que provee los instrumentos para poder considerar más objetivamente el pasado.
(Laura Gandolfi: Elementos fantásticos como subversión del orden convencional en Claribel Alegría)
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Unamuno trae i suoi personaggi dall’ambiente circostante. In particolar modo i personaggi femminili sono ritratti dei caratteri che trovava attorno a sé, ma ho notato che sono anche molto influenzati dai modelli biblici. Nonostante la crisi di fede che lo aveva colpito negli anni della giovinezza e della maturità, egli aveva assorbito la tradizione religiosa, molto radicata nella cultura spagnola e in particolare nella sua famiglia (lo zio prete, la sorella suora, la madre e poi la moglie molto pie). Le protagoniste delle sue opere possono assomigliare contemporaneamente anche a più modelli religiosi. Fra i più importanti ricordiamo la già citata Eva, la Madonna, e altri famosi personaggi biblici, anche maschili.
(Claudia Fadini: L’universo femminile nelle opere di Miguel de Unamuno)
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En el mundo de La Celestina todos dan en principio por descontado que “todo lo puede el dinero: las penas quebranta, los ríos passa en seco”. (Celestina, p. 74) Y este carácter se conservó en toda la literatura celestinesca.”Ganar dinero” es el objetivo que mueve a las gentes en la Segunda Celestina, donde el rufián declara que lo que busca es “meter el provecho en mi bolsa”. De todo esto se deduce que a ninguno de los personajes celestinescos se le escapa la importancia del dinero a la hora de mover las conciencias y recibir los favores de los demás. La búsqueda del dinero como valor fundamental en la consecución del confort y del placer mencionados, así como del prestigio social: los personajes en este aspecto, son un testimonio de lo que a finales del siglo XV denuncian ciertos escritores castellanos de la época, según los cuales parece haberse desatado un ansia desmesurada de riqueza y dinero, sin reparar en medios para conseguirlos.
(Giuliana Suplina: La Seguda Celestina)
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Miguel Delibes se ha sentido “fascinado” por el cine desde niño. Acude al cine dominical del colegio, a las sesiones dobles del Cine Hispania y del Teatro Pradera, de jovencito, y cuando ingresa en “El Norte de Castilla” se inicia en la brega periodística escribiendo críticas cinematográficas e ilustrándolas con las caricaturas de los actores o actrices correspondientes. Llega luego a director del periódico vallisoletano y, a instancias suyas, se crea un “Cine forum” que se inaugura en 1966 con la pelicula Ciudadano Kane de Orson Welles.
Esta atención constante de Delibes por el cine se ha visto a su vez correspondida por la atención que el cine ha prestado a la obra narrativa del novelista. Nueve películas y cinco adaptaciones televisivas son, por ahora, las realizaciones cinematográficas basadas en otras tantas novelas y cuentos del autor.
(Natasa Povrzanovic: Miguel Delibes: de la literatura al cine)
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Mediterránea 06/’08
Rassegna di Studi interculturali a cura di Gianni Ferracuti
Dipartimento di Letterature straniere
Università di Trieste(iniziativa editoriale no profit)