Per illuminare ulteriormente la presente situazione, vorrei ricorrere ad un cavallo di battaglia, ad una delle Scienze arabe per eccellenza: l’Algebra.
Se accostiamo una verità al segno più ed una falsità al segno meno otteniamo con la moltiplicazione i seguenti risultati: più per più risulta più, più per meno risulta meno e meno per meno più.
Questa allegorica parentesi matematica mi torna utile per approfondire la spiegazione del reale illusorio e dell’illusorio reale: una verità detta riguardo un’altra verità rimane nel piano del reale senza stacchi illusionistici e come risultato offre una verità del reale illusorio.
Una verità detta riguardo una falsità offre allo spettatore-lettore un cambio di piani repentino, dal reale si scivola sull’illusorio, il loro rapporto crea una falsità reale nell’illusorio.
Invece, una falsità di una falsità, trascina l’intero sistema in un gioco particolare, quello degli specchi deformanti: partendo dal presupposto che una falsità ci situa in una illusione di per sé, se noi affermassimo una falsità di un’altra, otterremo una sentenza reale sul piano della realtà illusoria.
A che fine questa discussione che a tratti può aver gettato sconforto?
Giustifico i mezzi, affermando che l’asserzione di don Quijote (v. sopra) risulta essere vera nella realtà del testo, che è illusoria.
(Marco Pauletto: La psicanalisi cervantina, Ovvero come l’autore e l’eroe entrarono in analisi)
La crisi del 1897 rappresenta un momento determinante per la vita intellettuale e spirituale dell’autore a seguito del quale il pensatore basco rinnegò sia la fase positivista che il decennio socialista. La morte del figlio Raimundo scosse profondamente l’inquieto animo dell’autore anche se la crisi che lo colpì aveva radici ben più profonde, affondate nel terreno delle questioni filosofiche e religiose che tanto preoccupavano l’autore. La crisi religiosa del ’97 portò Unamuno a confrontarsi con un nuovo concetto di immortalità: venuta meno la fede degli anni precedenti, si vide costretto a confrontarsi con un mondo regolato dalla ragione, una ragione che negava a gran voce l’esistenza della vita dopo la morte che la fede gli aveva fino ad allora concesso. Il dubbio che da quel momento accompagnò l’esistenza dell’autore fece sì che il suo lavoro prendesse una direzione diversa, tutto concentrato verso la ricerca di una fama e di una notorietà che meglio soddisfacessero il suo desiderio di immortalità.
(Paolo Quaia: Letteratura e filosofia in Unamuno)
***
Se ci si trova davanti alla Santa Compaña bisogna fare attenzione che questa non sorprenda il viandante e gli dia la croce. In questo modo colui che portava la croce viene liberato. Può anche succedere che invece della croce venga consegnato un cero. Se si verifica una di queste situazioni lo sfortunato andrà a far parte della comitiva finché non potrà dare a sua volta quello che porta a un altro viandante.
Ci sono molti modi per proteggersi dalla Santa Compaña. Uno di questi è quello di stringere i pugni, non potendo in questo modo prendere niente. Altrimenti si devono incrociare le braccia. L'antidoto più conosciuto è quello di disegnare un cerchio con una croce per terra utilizzando un ramo d'ulivo e rimanere al suo interno mentre passa la Santa Compaña.
Colui che vede passare la Santa Compaña può riconoscere la persona che presto morirà dato che, come si è detto, nella comitiva procede dietro la sua bara. In questo caso, se viene avvertito rapidamente potrà vivere ancora per molti anni.
(Sara Farenzena: Il fantastico gagliego nei racconti di José María Castroviejo)
***
Per Isabel Allende la denuncia nei confronti di un sistema politico comune nell'America centro-meridionale è ben più specifica e trova applicazione immediata in personaggi ed eventi storici reali. In Márquez, invece, la collocazione spazio temporale resta per lo più indefinita e, quindi, le figure e le situazioni descritte sono solo delle 'etichette' che possono essere applicate a individui reali e a posti concreti per farli diventare rappresentanti di categorie generalizzate. La scrittrice cilena, a differenza dello scrittore colombiano, presenta concretamente i personaggi anche se non sempre chiamandoli per nome.
(Mia Ralza: Il realismo magico di Isabel Allende)
***
Mediterránea 04/’08
Rassegna di Studi interculturali a cura di Gianni Ferracuti
Dipartimento di Letterature straniere
Università di Trieste(iniziativa editoriale no profit)