il Corso che non piace a Forza Italia!



Alcune lettere di solidarietà e di sostegno
al Corso di Scienze e Tecniche dell'Interculturalità
(che non piace a Forza Italia...)




Aderisco personalmente all'Apello contro la chiusura del Corso Teorie e Tdecniche dell'Interculturalità presso Facolta delle Lettere e Filosofia UNITS e ribadisco l'importanza vitale di esistenza di un Corso in Laurea come questo.

Personalmente ho scelto questo corso e sono sodisfatta della quallità della istruzione ricevuta e conto di continuare i miei studi a questo Corso, pur essendo molto impegnata nella  mia vita sociale e professionale e avendo poco tempo in disposizione.

Qui colgo l'occasione di mandare Saluti Solidali alla  Presidenza e Docenza del Corso!
 
Con Stima,
Elena Toukchoumskaia
II°a. Fuori Corso
Presidente Associazione
Culturale dei provenienti
dall'ex-URSS "UNITA" FVG
Palmanova 17-03-2007

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Egregio Sig. Ferracuti,
da ex allieva del corso di laurea in "Scienze e Tecniche dell'Interculturalità", aderisco con la presente all'appello contro la chiusura del suddetto corso di laurea, reputandolo valido, sebbene perfettibile.

Cordiali saluti
In fede
Irene Bolis

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In merito all'Appello lanciato dai Docenti del Corso di Scienze e  Tecniche dell'Interculturalità, presa visione della documentazione disponibile sul sito  www.interculturalita.it, aderisco all'Appello augurandomi che il Senato Accademico accolga  favorevolmente la richiesta presentata da Docenti e Studenti del Corso.

Prof. Vito Galeota
Ord. di Lingua e Letterature Ispanoamericane
Coordinatore del Dottorato in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e  Ibneroamericane
Membro del Corso di Pluringuismo e Multiculturalità

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Gentile Rettore,Signori,
ho appreso la notizia della minaccia di chiusura del corso di scienze  e tecniche dell'interculturalità. Scrivo questa mail in difesa di ciò che ho studiato per tutti questi anni.

Coscientemente ho rifiutato al tempo il trasferimento al nuovo  ordinamento, preferendo rimanere al vecchio, pur se fuori corso, pur con  tutte le difficoltà, perchè, diciamolo, io al mio corso di studi come l'ho appreso appena mi sono iscritta, mi ci sono affezionata.

Ed ora,mi oppongo a qualcosa che sminuirebbe non solo il mio lavoro di  tutti questi anni,che intendo portare a termine,ma il lavoro di molti  altri studenti come me che hanno scelto questo corso per la sua  innovazione,per la sua ricchezza.

Perchè io, davvero, grazie ad esso, ho appreso cose che non conoscevo e  imparato a capire cose che non comprendevo. La mia anima si è arricchita e la mia mente è diventata davvero aperta. Così come persona che ama la cultura e nell'interesse del non veder  sminuito il lavoro fatto fin'ora e che ancora dovrò fare, ribadisco la  mia opposizione alla chiusura di questo corso.
Distinti Saluti.

Cordialmente,
Stefania Iogna Prat

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Alla Cortese Attenzione delle Autorità  in Oggetto

Avendo appreso dalla stampa che il Corso di Scienze e  Tecniche
dell'Interculturalità  è minacciato di chiusura/disattivazione/sospensione, desidero esprimere la mia totale solidarietà  agli studenti e ai docenti.

Mi sono laureata nel 2005, successivamente ho frequentato un Master in Management Pubblico c/o la SDA BOCCONI di Milano  e ora collaboro con la Direzione centrale relazioni Internazionali dalla Regione Autonoma Friuli venezia Giulia.

Posso dire che la preparazione ottenuta nel corso di studi in Interculturalità è stata validissima per farmi superare le selezioni e, in generale, per prepararmi a lavorare in un ambiente con persone di diverso background culturale e non solo.

Per concludere, ribadisco il mio disappunto per la scelta di chiusura del corso, cosa che svilirebbe di fatto anche il titolo di studio in mio possesso.

Cordialmente,
drssa Mara Pitaccolo

Feltre
(Bl) 11/03/07

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Lettera aperta

alla città  di Trieste, la città che ha riflesso la sua ricchezza interculturale nella creazione di un moderno corso di laurea, quello di Scienze e Tecniche dell' Interculturalità.

A.C.A. del Sign. Sindaco,
alla redazione del Piccolo e al Rettore di questa Università

Sono convinta che un corso come questo sia la risposta più saggia ed efficace ai problemi e le necessità della società in cui viviamo; dove la globalizzazione crea conflitto e disaccordo, dove l'etnocentrismo provoca rabbia e umiliazione, dove la ricchezza del diverso non viene esaltata ma punita, dove la mancata integrazione crea disagio e criminalità,  lì agiscono gli operatori interculturali e i mediatori che questa scuola vorrebbe formare.

La chiamo scuola perché la considero anche scuola di vita : un corso del genere non potrebbe esistere se non poggiasse su ideali necessari, come il rispetto, l'accettazione, la tolleranza e la consapevolezza che non esistano gerarchie tra i popoli.

Quante materie potrei citare, all'interno di questo corso, che aiutano a comprendere la natura del conflitto entico e della mancata comunicazione? I corsi di Comunicazione Interculturale, Psicologia Sociale, Pedagogia Interculturale, Sociologia delle Relazioni Etniche ed altri ancora formano la persona alle necessità di una mente più aperta, un atteggiamento più sensibilizzato e uno spirito più comprensivo, nonché alle capacità di trasformare un conflitto in un'occasione di positiva interculturalità.

Chi ha scelto questa strada merita di poter terminare un percorso importante per la sua vita e necessario per la sua società.

Il prestigio di questo corso nasce dalla volontà che l'ha creato: la volontà ( e necessità ) di far fiorire il dialogo tra le culture.

Chiudendo il corso, si chiude la possibilità di formare persone realmente necessarie al nostro mondo : quelle capaci di costruire i "ponti" della mediazione tra una riva e l'altra dei diversi popoli.

Un prestigio, questo, conosciuto molto bene, ad esempio, nelle regioni del Veneto e del Trentino, dove i problemi dell'immigrazione sono molti e consistenti; in queste zone non esiste un corso simile ed i mediatori interculturali devono essere formati attraverso gli enti regionali e i comuni che progettano brevi e non approfonditi corsi di formazione (attorno alle 400 ore); dopo di che queste persone vengono chiamate a lavorare nelle scuole, negli ospedali, nelle istituzioni pubbliche e private. Anche per questo motivo la nostra laurea deve esserci riconosciuta, per avere un'opportunità in più.

Visto lo spostamento di studenti dal Veneto e Trentino (ma non solo) verso il Friuli Venezia Giulia e in particolare verso Trieste, trovo sfavorevole la chiusura del corso che mette sicuramente in dubbio la serietà dell'Ateneo stesso.

A questo si aggiunge il mancato rispetto nei confronti di tutti gli studenti (specialmente di quelli che, come me, provengono da altre regioni, caricandosi di oneri notevoli ) che spendono tempo, risorse e buona volontà per avere alla fine solo un pugno di mosche in mano.

Ben conoscendo la volontà di integrazione e lo spirito dei triestini nel voler promuovere positivamente la loro città, confido in un loro appoggio nel portare avanti questo importante obiettivo nell'interesse di tutti,

Michela Zanella
Feltre

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Sono indignata! Indignata per la fine di un corso di laurea che ha  segnato la differenza in Europa. Indignata perché in un momento in cui  si abusa della parola interculturalità, viene elimininata l'unica cosa  degna di questo nome, l'unico corso di laurea simile in Italia.

Unico! dopo di lui ne sono nati altri, ma nessuno ha le stesse caratteristiche. Quelle caratteristiche che hanno affascinato centinaia di studenti,  che li ha portati via dalle loro case, che li ha fatti crescere. Il  cdl in Scienze e Tecniche dell'Interculturalità ha riunito, da quando  è nato, gente di ogni regione d'Italia e non solo! Dalla Puglia, dalla  Calabria, dalla Sicilia, dal Piemonte, dal Trentino Alto Adige, dalla  Lombradia, dal Veneto, dalla Croazia...una sola regione italiana era  poca rappresentata: il Friuli Venezia Giulia, ma si sa, nessuno è mai  profeta in casa propria. Ma arrivare a questo punto, a voler eliminare  questo corso di laurea, nessuno lo avrebbe mai pensato.

Siamo "cresciuti" soli e abbandonati come un figlio non riconosciuto,  perché le "alte sfere" dell'università non ci hanno mai accettato,  rimandando di continuo il versamento dei finanziamenti, ottenuti dalle  nostre stesse tasse. Non fornendo attrezzature, intralciando il  cammino delle docenze, eppure, nonostante tutto, siamo andati avanti,  grazie alla tenacia e all'insistenza della prof. Monti e dei  finanziatori privati che ha sempre trovato.

Tra mille problemi, mille difficoltà, in tanti hanno abbandondonato il  percorso, troppo difficile da seguire per chi non era convinto al  100%, ma gli altri....gli altri sono andati avanti.

Sono stata la prima ad arrivare alla discussione della tesi del nuovo ordinamento, affrontando, quindi, le difficoltà aggiuntive della  "prima volta". E' vero, per la specialistica ho preferito cambiare  città, seguire i corsi di Antropologia culturale, ma è stata una  decisione sofferta, che ha lasciato una parte di me a Trieste, ad  Interculturalità. E come me altri. Siamo stati come semi portati dal  vento...da diverse parti siamo arrivati e in diverse parti siamo  andati...portando con noi un modo di vedere il mondo, di approcciarci  agli altri, di riconoscere il diverso e dargli il valore che si  merita, che non ha pari. E lo dobbiamo al corso di laurea che abbiam  frequentato, alle persone che ci hanno formato.

Inutile dire che era tutto rosa e fiori, i problemi c'erano e non si  negano, ma non potete non lasciarci neanche le spine!!!

Spero che come me, in tanti riescano a sapere dell'accaduto e a  scrivere poche righe di dissenso.

Spero, anche, che serva a qualcosa.

dott.sa Marina Niro