Caro Tomasi,

ringrazio per la pubblicazione della mia lettera e per la cortese risposta. Non voglio monopolizzare un dibattito stantio, ma mi consenta un’ultima precisazione: in cambio le regalo uno scoop straordinario.

Lei può soggettivamente sentire di aver dato il corpo e l’anima per salvare Interculturalità, ma gli atti politici hanno una loro oggettività, che mi pare questa:

a) Non c’è alcuna proporzione tra la chiusura, gravissima, del Corso e le motivazioni (risibili e cangianti) che sono state addotte.

b) Tutte queste motivazioni o problemi avevano soluzioni alternative, peraltro indolori: se non sono state adottate, vuol dire che è mancata la volontà politica di salvare il corso (= c’è stata volontà politica di sopprimerlo).

c) Questa volontà politica è mancata da parte del Rettore, del Preside, di alcuni Presidenti di Corsi di Studio, e del Rappresentante degli studenti: quali che siano le sue ragioni, lei ha dato un voto,  ha contribuito a formare una maggioranza, ha avallato un’operazione che io, nella mia libertà di giudizio, valuto politicamente squallida. Di questa sua iniziativa politica, lei ha la responsabilità di fronte ai suoi rappresentati, e non è a me che deve rendere conto.

d) Possiamo discutere di tutto, in un ping pong che non finisce mai. Per esempio, qualcuno ricorda che Interculturalità si era garantita i requisiti minimi quantitativi sin dal giugno dello scorso anno? C’è una delibera di Consiglio di Facoltà che accetta il contributo di docenti di Giurisprudenza per tale garanzia di requisiti, e c’è una delibera del Consiglio di Giurisprudenza che si impegna a garantire il sostegno. Ho scarsa memoria per i nomi e non ricordo chi fosse il Preside di Giurisprudenza all’epoca: ma non ha importanza. I tempi cambiano, la morte si avvicina, i governi cadono, e gli impegni si dimenticano, la gente si distrae... Facciamo un patto: voi la smettete di dire cazzate e io la smetto di smentire.

Altrimenti si applichi un peso e una misura: se si chiede la chiusura di Interculturalità perché Tizio vende i dischi e Caio tocca il culo delle studentesse, la si chieda anche del corso A, perché Sempronio vendeva gli esami, del Corso B perché Agenore non fa lezione da anni, e via di seguito. Se Interculturalità va sotto processo perché gli studenti calano, processate anche il corso C, che ha tante matricole quante noi, o il Corso D, che non ha mai auto nemmeno quelle che abbiamo noi. Insomma basta con  affermazioni strumentali che servono a fare fumo: nel Consiglio del 14 febbraio avremmo potuto ragionare per 10 giorni di seguito, ma i giochi erano già fatti. A me non interessa giustificare o criticare le sue motivazioni, ma mi interessa che il suo voto ha rafforzato quello della Paladini, della Mitrovic, e compagnia cantante. Gli interessi di questa compagnia cantante e plaudente non sono certo quelli degli studenti che lei rappresenta.

E adesso veniamo agli scoop, uno piccolo e uno grosso.

Il piccolo: nonostante i suoi inviti, io non cambio partita. Gioco per divertimento, e credo che sia la buona guerra a fare buona la causa. Se invitato, non parteciperò al tavolo tecnico (grida di evviva a destra), perché non è tecnico, ma politico, e perché non trovo sensato costruire l’interculturalità con le persone che l’hanno distrutta. Interculturalità non è un nome che si attacca a un banale corso con una banale struttura tradizionale, come avviene con la pletora dei corsi di mediazione linguistica: se parlo di un gap culturale, è perché lo vedo quotidianamente.

Il grosso: nel prossimo Consiglio del Corso di Interculturalità presenterò la seguente lettera, di cui neanche la strega cattiva Monti è attualmente a conoscenza:

Al Consiglio di Interculturalità

La chiusura o sospensione del  Corso prone problemi gravissimi per la prosecuzione degli studi degli studenti attualmente iscritti, anche perché avviene in una sorta di vuoto normativo. La delibera del Senato Accademico del ----- parla di sospensione del Corso e, così facendo, rende non applicabile il Regolamento di Ateneo, secondo cui "Il Senato Accademico con delibera prevede e disciplina, anche mediante delega al Consiglio delle Facoltà interessate, la possibilità per gli studenti già iscritti al Corso di studi disattivato di concludere gli studi e di conseguire il relativo titolo". A mio parere, trattandosi di sospensione, non ci sarà una disciplina particolare per condurre ad esaurimento il Corso, e dunque l’offerta didattica verrà gestita autonomamente dalla Facoltà. Qui si pone il problema.

Come è noto, il curriculum di Interculturalità consente agli studenti di scegliere in quale anno sostenere gli esami: tranne il caso delle lingue, ogni disciplina può essere sostenuta nel primo, nel secondo o nel terzo anno. Pertanto, la Facoltà dovrà, per almeno due anni, mantenere intatta l’offerta didattica del Corso, cosa che al momento appare un’impresa difficile: se il Preside della Facoltà riteneva, come ha pubblicamente dichiarato, non sufficienti le garanzie di finanziamento del Corso in quanto attivato, figuriamoci se si possono nutrire migliori speranze nel caso del Corso in quanto disattivato o sospeso. È dunque ragionevolmente prevedibile una drastica riduzione degli insegnamenti attivati, la quale avrà una ripercussione sui piani di studio. Per esempio, potrebbe ipotizzarsi il caso di chi, non trovando più disponibili alcuni insegnamenti, o avendo subito convincenti  pressioni, decida di cambiare Corso di studi: tale scelta potrebbe essere molto penalizzante. Se si optasse per il trasferimento al corso di Lingue, sarebbe necessario avere già nel piano di studi del primo anno l’indicazione della prima e della seconda lingua, per evitare di uscire automaticamente fuori corso. Inoltre, i piani di studio delle matricole sono stati pensati come una soluzione di passaggio, da sistemare negli anni successivi, a causa del problema, scioccamente drammatizzato, dei crediti di sede.

In tali condizioni, propongo al Consiglio di Interculturalità di sospendere l’approvazione dei piani di studio  fin quando la Facoltà non avrà fornito i chiarimenti e gli eventuali impegni relativi alla prosecuzione degli studi degli studenti stessi, in modo da consentire a tali studenti di rettificare i loro piani, nel caso l’offerta formativa venga ridotta

Cordialmente,

Gianni Ferracuti

3.3.07