TRIESTE: DALL'INTERCULTURALITÀ ALL'ANTISEMITISMO
Dopo la sospensione delle immatricolazioni al Corso di Scienze e Tecniche dell'Interculturalità, le autorità accademiche dell'Università di Trieste avevano annunciato solennemente l'apertura di un "tavolo tecnico", composto da otto Presidi e un fronzolo studentesco, che avrebbe dovuto riformare il Corso stesso, notoriamente reo delle peggiori nefandezze di questo mondo, ivi compresa la distribuzione agli studenti del dentifricio Colgate adulterato in Cina. Ora, finalmente, il "tavolo tecnico" ha partorito ciò che è stato chiamato, con fantasia, "nuova interculturalità".
Si tratta di un corso di Cooperazione Interculturale allo Sviluppo, dove l’aggettivo “interculturale” non ha alcun senso e serve solo come una foglia di fico per coprire le vergogna. È un normale corso di cooperazione, appartenente a una classe di laurea diversa da quella di Scienze e Tecniche dell’Interculturalità, e nel quale le discipline interculturali sostanzialmente mancano.
Alcune incongruenze macroscopiche sono immediatamente evidenti: ad esempio, l’interculturalità è concepita (in modo un po’ coloniale) come qualcosa che serve nel rapporto con i Paesi stranieri, e si ignora completamente la tematica interculturale interna alla società italiana. Inoltre è demenziale ciò che l’offerta formativa prevede per lo studio delle lingue. Le lingue principali nel piano di studio sono inglese, francese e spagnolo: vale a dire che A TRIESTE (!) ci si è “dimenticati” del tedesco, dello sloveno, del croato... e in realtà di tutte le lingue dell’est europeo, che semplicemente mancano!!! In compenso viene proposto lo studio del cinese, peraltro della sola lingua, avulsa da ogni contesto culturale. Questa idea, che si può studiare la lingua di un popolo senza la sua cultura, è propria di una visione del mondo da Caffè dello Sport, e poco manca che si condisca con un bel coro stile “Faccetta nera, bell’abissina...”; tuttavia la si ritrova nell’inserimento nell’offerta formativa della lingua araba, parimenti avulsa da ogni contesto culturale.
In compenso, rispetto al nefando Corso di Scienze e Tecniche dell’Interculturalità, viene soppressa un’intera sezione di ebraistica (sette insegnamenti, la più importante nell’università italiana) oltre a tutti gli insegnamenti non linguistici di arabistica.
Siamo dunque di fronte a una colossale patacca, che tuttavia soddisfa pienamente quei settori antisemiti e nazionalisti che hanno costantemente osteggiato il Corso (vero) di Interculturalità.